Nel Cuore di Sanremo 2025

Con questa immagine, poco adatta ai canoni dell’estetica digitale, dicono gli esperti, inizio a raccontarvi il nostro viaggio verso Sanremo. Non un viaggio improvviso, ma il compimento di un cammino iniziato venticinque anni fa, come un’eco lontana che attende il momento giusto per risuonare di nuovo.
Non avevo ancora vent’anni e il mio modo di comunicare sfuggiva alle parole. Mi esprimevo attraverso immagini, movimenti, suoni. Prima la danza, poi la voce.
Cercavo qualcosa di indefinito, di perduto da secoli, forse da millenni, non solo da me ma da un femminile arcaico, dimenticato nelle pieghe del tempo.
A un certo punto, ci fu un momento, una deviazione possibile in cui quella ricerca avrebbe potuto condurmi a Sanremo. Ma la percezione di non appartenere a quel luogo, di non essere circondata dalle persone giuste, mutò il corso degli eventi.
Ma, le ricerche autentiche non si arrestano, cambiano forma, si trasformano e proseguono il loro viaggio. Questa, passando attraverso i miei figli, è giunta fino alle mie mani. Mani che oggi plasmano, con il tatto e la visione, ciò che un tempo era solo un sussurro di suoni, un vortice di immagini e movimento.
E così, dopo anni, ci sono andata a Sanremo, non per cantare, ma per costruire una scenografia di bellezza e sogno. Nel cuore pulsante della città, nella settimana del festival più famoso d’Italia abbiamo creato un allestimento che fosse al tempo stesso scenografia ed esperienza, dove arte e natura potessero intrecciarsi, evocando la magia effimera di un momento che si imprime nella memoria.
Un’architettura effimera, che crea contrasti tra luce e ombra, tra rosso e bianco, tra ciò che è stato e ciò che sarà. Parole non dette, come una melodia appena accennata che resta nell’aria, catturano i passanti che ne assorbono l’essenza di un tempo sospeso, in un attimo da ricordare.
Sanremo è un luogo ma anche immaginazione.
Un angolo di mondo dove le storie si incontrano e si scontrano, in un continuo crearsi e dissolversi nel fruscio della risacca. Qui, nel brusio delle strade affollate abbiamo visto il tempo fermarsi per un istante.
Nessuna parola necessaria, nessuna spiegazione da dare: solo la certezza di aver lasciato un’impronta sottile, fatta di armonia e sospensione, di qualcosa che esiste appena prima di svanire.